In questa "distrazione planetaria", nulla accade per caso. Comunque, non possiamo dare la colpa a un mondo che fattura sulla nostra attenzione, quando prendiamo lo smartphone per controllare l'ora e, venti minuti dopo, ci troviamo a guardare il video di un tizio che scava una piscina nella giungla.
La nostra attenzione è il bene più prezioso che abbiamo. Smettiamo di sprecarla regalandola al primo algoritmo che passa. L’essere ottimi consumatori di idee altrui, ci rende incapaci di generare le nostre.
Dietro a ciò si nasconde qualcosa di profondo: stiamo usando il rumore digitale come scudo contro la realtà.
Dunque la domanda vera è: perché ci perdiamo nei trend inutili mentre fuori il mondo brucia e in casa regna il silenzio, evitando confronti e domande scomode?
Questa anestetizzante distrazione non è un vuoto di memoria, ma un pieno di rumore che usiamo per non sentire il suono della nostra vita e del mondo, realtà offuscata per troppi di noi da sempre.
Con sfumature diverse, ogni generazione vivente è colpita da questa "nebbia digitale" che rende fragili di fronte ai problemi reali.
Siamo una società di "copia-incolla" alla ricerca di gratificazione istantanea. Se abbiamo fame c'è il delivery, se cerchiamo risposte c'è Google, se vogliamo un'emozione c'è uno schermo.
La nostra fragilità non è mancanza di forza, ma mancanza di “presenza”.
Il conto che la società si prepara a pagare in ambito lavorativo non è solo economico, ma strutturale e cognitivo. Se la mente è "anestetizzata" e fragile, il mercato del lavoro del futuro rischia di trasformarsi in una trappola non più a due sole velocità.
In passato chi era in grado di pensare per otto ore di fila si garantiva un lavoro di alto valore creativo, strategico e risolutivo. Oggi sebbene non così facilmente, almeno nell’immediato, in gran parte sarà sostituito dall'Intelligenza Artificiale, se non capace di sfruttarla. Chi invece era relegato a lavori meccanici parzialmente vivrà la condizione peggiore, tranne, coloro come idraulici, falegnami e tutte quelle figure che alle capacità professionali aggiungono il fattore umano, per ottenere soluzioni pratiche che la macchina non riuscirebbe a improvvisare.
Contro la macchina incide anche fortunatamente il consumo energetico.
Chi non sa gestire la propria mente sarà gestito dagli algoritmi (AI) di chi la propria mente sa come usarla.
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SpotCage
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