Secondo l'agenzia delle entrate nel terzo trimestre 2025 è proseguita la dinamica positiva del settore abitativo: le compravendite di abitazioni sono cresciute dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Le compravendite non residenziali aumentate del 7,3% su base annua.
Nel mercato dei terreni gli scambi hanno subito un lieve calo, ma si è registrato un +9,8% per gli edificabili.
Partendo dal dato secondo cui nelle otto principali città italiane la crescita è stata ancora più marcata, possiamo logicamente dedurre che non si può parlare di una situazione immobiliare italiana, ma piuttosto di diverse località e aree geografiche, con dinamiche che variano drasticamente tra grandi centri urbani, province e zone turistiche.

Milano rimane la città più cara e Roma è stata trainata dal centro storico e dal lusso.

Un fattore chiave come la riduzione dei tassi ha reso i mutui più accessibili, aumentando il potere d'acquisto continuando a sostenere la domanda.

Gli acquirenti stranieri hanno continuato a nutrire un forte interesse, soprattutto, per le zone costiere e collinari, in particolare toscane.

I compratori italiani, approfittando dei tassi più bassi e di un mercato meno frenetico, hanno mostrato una preferenza per immobili già in linea con le esigenze energetiche, anche per quanto riguarda quelli ristrutturati.

Secondo gli operatori del settore immobiliare, gli immobili di qualità e ristrutturati hanno avuto risultati più rapidi, a seguire, quelli che erano stati oggetto di piccoli interventi mirati.

E per il 2026?
Fare previsioni risulta sempre difficile, ma, usando la logica, i dati potranno scostarsi da quelli registrati nel 2025 in accordo con i fattori sopra descritti.
Giusti tassi e giusti stipendi saranno sempre il traino dell'economia.
È lapalissiano affermare che l'equilibrio tra potere d'acquisto e costo del credito rimane il pilastro fondamentale per la stabilità del sistema economico. La crescita non può essere sostenibile se questi due fattori non avanzano di pari passo.